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domenica, 18 febbraio 2007

Mannaggia



Sensazione strana.

Una cara amica mi ringrazia caldamente. Anche più di quanto veramente non meriti, perchè, va bene, una mano gliel'ho data, ma il lavoro lo ha fatto lei. E non voglio assolutamente che mi 'ricompensi' con regali vari. Nessuno mi obbliga a far quello che faccio.
Mi sento anche in colpa perche prima, dentro, non all'esterno, son dissimulatrice brava, son o stata impaziente e un pò stufata.
E adesso ricevo questo calore in cambio.
Mannaggia a me che non so dire no. E che vorrei esser migliore e non lo sono.

Un amico si fa sentire dopo tanto tempo. Dice che lo trascuro.
E' vero, ma non mi piace esser rimproverata, non lo lascio fare nemmeno ai miei genitori. Sarà per questo che mi sono arrabbiata anche se fino ad un momento prima ero perfettamente calma e soddisfatta della mia giornata?
Non lo so, ma non è bello urlare e chiudere il telefono in faccia a qualcuno.
Domani mendicherò scuse, mannaggia a me e al mio menefreghismo.

Uno sconosciuto cerca non so cosa. Prova ad aiutare qualcun'altro e fa molta tenerezza intanto. Ma io, purtroppo, non scendo a patto con i miei principi, anche per questioni di poco conto.
Lui ringrazia, anche troppo, il tono non mi convince, non so cosa pensare.
Mi dispiace creare delusione, ma mi sarebbe dispiaciuto di più esser meno sincera.
Son troppo onesta. Troppo leale.
Sempre detto, io.
Mannaggia anche per questo.

postato da: patsan alle ore febbraio 18, 2007 01:44 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, diary
domenica, 31 dicembre 2006

Mostra


Ultimo giorno dell'anno. Mentre ancora non so se andare a sentire (argh) Gigia D'Alessio stasera (ri-argh), rifletto su una cosa successa ieri.
A mio modo, un altro drabble.

Buon inizio d'anno a tutti  ^_-

________________________________


Mostra


La piccola sala è gremita.

Parenti orgogliosi, amici curiosi, celebrità cavillose.

Tra scatti rubati e ombre sul selciato, affetti perduti e pienezze trovate, eccolo là il tuo mondo, mi scorre davanti.

E’ una ricerca di senso, un sorriso un po’ storto.

Sono pensieri aggrovigliati alla mercè di tutti.

 

Tu ti muovi con grazia, come sai fare.

Stringi mani, dimentichi un nome, ringrazi tutti e sorridi, ma tremi di ansia.

Lo sento nelle tue mani fredde, nel tuo abbraccio forte. Forse troppo.

 

Come tornare a casa, mormori.

 

Stupore, poi occhi bassi.

Non so.

In quella casa, io, non torno da troppo tempo.


 


postato da: patsan alle ore dicembre 31, 2006 13:59 | link | commenti
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venerdì, 24 novembre 2006

Strana TV


Mentre pubblico l'ennesima traduzione e discuto di letture e viaggi, non posso fare a meno di ripensare a quello che ho visto stasera in Tv...
Povera Italia davvero.
La cosa tragica è che Travaglio è un giornalista, espone i risultati del suo spulciare tra i vari archivi e documenti ufficiali, e le cose che tira fuori sembrano talmente assurde, talmente folli che ti vien da ridere, e invece son tutte vere, e, alla fine, riesce a far ridere più lui di Cirilli e Gnocchi messi insieme.
Il pezzo sul furto di galline e sull'uccisione del coniuge che, a conti fatti, conviene più del divorzio, andrebbe diffuso in mondo visione tanto è geniale...

Bè, dai, ridiamo per non piangere.


postato da: patsan alle ore novembre 24, 2006 01:08 | link | commenti
categorie: pensieri, tv
lunedì, 20 novembre 2006

Pensieri così e auguri sinceri



“E’ nella natura dell’uomo cercare la bellezza delle cose”

 
Cercare la bellezza, vedere la bellezza.

Cercare.
Vedere.

 
Sono due verbi che mi si addicono parecchio da un po’.
Cercare di capire, di darsi da fare, di lavorare sodo per raggiungere alcuni obbiettivi. Cercare e basta.
Cercare che cosa poi? E’ banale rispondere “un posto nel mondo?”
Forse sì, sa un po’ di fiction melensa e melodrammatica. Però non è del tutto falso.


Un’amica va via, parte per lavoro, se ne va lontano. Ti dispiace un po’ che vada. Hai condiviso fatiche e aspettative, sogni e pensieri, preoccupazioni, “ansie” e risate. Quante risate! E che feste!II
Insomma, non sarete amiche del cuore, ma nel cuore te la porti volentieri, lei e il suo sorriso, il modo buffo e tenero che ha di strizzare gli occhi se l’emozione è forte.
Di certo ti mancherà, anche se al giorno d’oggi mail e telefono permettono di sentirsi spesso.
Ma non è questo: non parte militare, la rivedrai, e andrà a lavorare, a realizzare un pezzetto di sogno per cui ha tanto faticato, con concentrazione, dedizione, attenzione e passione. Non sarà tutto facile all’inizio, ma sai che se la caverà bene perché è forte ed è in gamba.

Ma non è questo.

Un paio di giorni fa una mail diceva che siamo un po’ tutti ad una svolta importante delle nostre vite, chi più chi meno, ma tutti. E’ vero. Chi ha completato gli studi, che li completerà a breve, chi, come me, ne ha terminato una parte, sudata e sperata. Chi va via per lavoro, chi è già via per lavoro, chi si mette in gioco per la prima volta e chi vorrebbe “sistemarsi”, se Dio vuole.

E poi è l’ultimo anno di triennio, già si profilano nuove strade mentre ancora questa è da completare.

La verità è che, davvero, stiamo crescendo.
Sembra strano, ma poco a poco anche noi siamo diventati grandi. E i sogni iniziano a diventare progetto, e il progetto comincia a costare fatica.
Un po’ desta malinconia questo pensiero. Fa pensare al mondo perduto, all’infanzia felice ormai lontana e forse è normale provare quel sentimento indefinito e indefinibile che possiamo chiamare malinconia per certe affinità, ma non è proprio la stessa cosa, perché c’è anche il lato che si apre alla speranza, alla felicità.
E’ il timore e nello stesso tempo la voglia che genera la novità. Il metter fine ad un’epoca ed iniziarne un’altra, e alla paura, alla tristezza, alla malinconia si affianca inevitabilmente l’esultanza, l’eccitazione, il non veder l’ora di cominciare.

 
Cercare e vedere.

Cercare di capire. Qual è la tua strada?

Vedere cosa succede. Attendere che le cose facciano il loro corso.

 
Cercare, impegno.

Vedere, attesa.

La bellezza a volte è semplice da trovare, salta agli occhi, anche in situazioni assurde, la tua macchina che ti chiude fuori all’improvviso (un giorno racconterò XD), una festa con seicento persone in un posto che non conosci, un vescovo che offre il vassoio con i rustici, una festa di “addio” che è anche un “arrivederci, in bocca al lupo”, una schiera di professori che ti nomina dottore in qualcosa. E un gruppo di “poveri cristiani” che cammina insieme e insieme diventa grande.

C’è bellezza a questo mondo.

E c’è il cambiamento. E il bello è anche questo.


In bocca al lupo Carmen  ^_-

postato da: patsan alle ore novembre 20, 2006 14:02 | link | commenti
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mercoledì, 01 novembre 2006

Drabble del dopo festa




In questo post notturno propongo un drabble, tipologia di racconto che continua ad intrigarmi e a mostrare le sue incredibili potenzialità.
Il drabble non è altro che un racconto di cento parole precise (o quasi, oscilla in genere tra le 97 e le 103), e sta lentamente prendendo piede anche in Italia tra gli amanti della narrativa on line. In genere si tratta di storie che afferiscono ad un determinato fandom, ossia che raccontano vicende legate in qualche modo ad un libro o film o serie televisiva particolarmente seguita ed amata. Insomma, delle brevissime fanfictions. Ne esistono però anche degli originali (segnalo questo, chiamiamolo "meta-drabble", di una delle autrici che ha aperto un pò la strada al drabble (e alla fanfiction) in Italia.

Il mio è uno di questi ultimi. Di cosa parla? Leggevo oggi alcune mail, molti ringraziamenti, tanti ricordi di una festa che di recente ha raccolto la bellezza di mille persone (quasi tutte bambini) nella mia parrocchia, e mi piaceva l'idea di ricordarla, ma per immagini, come amo fare, e con poche pennallate.
Alla festa si legano, inevitabilmente, immagini di un sorriso che non c'è più, e che, nonostante i rapporti non sempre felici, a volte mi manca.

Il drabble si intitola, banalmente, Festa. In fondo comprende un'immagine che mi ha molto colpita, domenica scorsa, me e molti altri che erano lì alla festa.


Fandom: Originale
Titolo: Festa
Rating:
G
Conto Parole: 100 (W)


__________________________________


Festa

Domenica. Sole. Piazza grande si colora di voci allegre.
I bambini ballano, cantano, dipingono e giocano, fanno diventar matti gli adulti.
Il traffico è fermo, la chiesa gremita, silenzio e devozione, visini attenti.
Poi la musica, i balli sul palco.
Tutto procede bene, però lo noti, il salto di immagine.
Come, non c’era anche lei?
No.
Quindi... quindi sono di meno sopra quel palco?

Già.

Poi alzi lo sguardo. Un grappolo di palloncini rossi si allontana, scompare alla vista.
Un sorriso si allarga in cuore.
Presenza.

Passata la festa, i segni li leggi, in tante piccole scelte.

Presenza.

Ne dubitavi?



postato da: patsan alle ore novembre 01, 2006 02:43 | link | commenti (2)
categorie: story, diary, ac
venerdì, 22 settembre 2006

Scale e racconti siciliani


L’estate di quest’anno è stata lo scenario per un’esperienza forte e bella, non saprei davvero come definirla altrimenti, esperienza che ha visto protagonisti me e altri quarantadue ragazzi (più autista) dell' Azione Cattolica  della Diocesi di Cosenza, in pellegrinaggio sulle strade della Sicilia.
La vera protagonista, forse, è stata proprio questa terra con le sue tinte forti e i suoi contrasti accesi.

Avevo in mente di raccontare questa storia già da un po’. L’hanno raccontata a me e ai miei compagni di viaggio le suore che da anni lavorano nel quartiere ZEN (Zona Espansione Nord, o anche, visto come è andata a finire, Zona Emarginazione Nord) di Palermo,  quando siamo andati a trovarle, il 12 agosto.
Chiaramente loro ci descrissero brevemente l’episodio, ma in modo così vivo che mi è rimasto a lungo impresso. Ci ho lavorato un po’ su ed è venuta fuori questa storia. E’ la mia personale rivisitazione di quello che è accaduto, che conosco solo a grandi linee.
Per quanto mi ispiri a fatti davvero accaduti e a persone realmente esistenti, il mio non è un articolo di cronaca. Rimane sempre un racconto, e la finzione e l’immaginazione giocano un ruolo importantissimo nella sua creazione. Nonostante ciò, il mio intendo è anche quello di raccontare, in modo forse inconsueto, un’esperienza vissuta, un ambiente con cui sono venuta brevemente a contatto, ma in cui si muovono e agiscono persone la cui opera merita di essere conosciuta, perché le parole servono, ma una scala di pietra serve anche di più.

 Presto la seconda e ultima parte.

_____________________________



La brutta scala


ZEN

Salvo si girò e vide arrivare la macchina rossa e un po' scassata che da anni portava in giro le sorelle del quartiere. L'auto si fermò, e la suora alla guida spense il motore.

Poi si aprì lo sportello del passeggero, e ne uscì la suora alta, quella col sorriso sempre addosso. Appena lo vide lo salutò con la solita allegria.

Salvo alzò la testa in un cenno di saluto, ma con discrezione. Lo conoscevano, sì, e lui qualche volta era pure andato a trovarle in quel loro centro dove si davano da fare come matte, chissà poi perchè, ma non era loro amico. Certo, in fondo gli stavano simpatiche, perciò un cenno del capo poteva andare anche bene.

"Ehi Salvo, che fai oggi che non sei a scuola?"

Salvo alzò le spalle. Come se ci andasse spesso, lui, a scuola.

"Ce la dai una mano a scaricare?"

Non rispose, ma si avvicinò lo stesso all'auto.

La suora con gli occhi azzurri, quella che guidava, aveva aperto il bagagliaio e si affannava per tirarne fuori qualcosa. Quando fu arrivato abbastanza vicino vide di cosa si trattava.

Pietre.

Enormi, polverose, verdi pietre trovate chissà dove.

Bè, trovate probabilmente alla discarica sotto il ponte, dove si poteva trovare di tutto, dai vecchi materassi, ai mobili sfasciati, ai giocattoli buttati ancora mezzi interi. Dove si poteva trovare anche l'amore, gli aveva detto una volta suo nonno, quando era piccolino. Che cosa volesse dire poi, Salvo non l'aveva mai capito.

"Sono dei gradini" disse la suora sorridente, come se lui le avesse chiesto qualcosa.

"Queste sono solo pietre, veramente" e anche piuttosto brutte, ma questo non lo disse. Gli dispiaceva offenderle, tutto sommato.

"Sì, ma diventeranno presto dei gradini" rispose l'altra suora, quella con gli occhi azzurri.

"Gradini di cosa?" chiese Salvo, stavolta incuriosito. Quelle suore erano proprio strane certe volte. "La scala ce l'avete già, l'avete fatta nuova da poco."

"Ma queste non sono per il palazzo, sono per il campetto."

Istintivamente, Salvo si voltò verso il campetto di terra alle sue spalle, quello in cui stava giocando prima che le suore arrivassero.

"E a che servono? Non c'è mica tanto da salire" ribatté senza pensarci.

La suora con gli occhi azzurri sorrise e guardò l'altra, che fece una piccola risata.

"E' vero, ma quando piove diventa tutto fangoso e si scivola" disse quella. "Ti ricordi quel tuo amico che si è fatto male quest'inverno?"

"Peggio per lui, non ci doveva venire qua. Lui abita da un'altra parte."

"Non dire così, anzi, non avevate fatto amicizia?" disse la sorella con gli occhi azzurri, fissandolo con la sua solita espressione a metà tra il curioso e il bonario. "Stavate sempre insieme, lui, te e tuo fratello, ricordi? Adesso non lo mandano più i suoi..."

Salvo scrollò le spalle e girò la testa da un'altra parte. Gli dava fastidio quando una delle suore lo guardava dritto negli occhi, sembrava sempre che gli leggessero cosa gli passava per la testa.

E quelli, fino a prova contraria, non erano fatti loro.

Senza dire niente iniziò ad allontanarsi.

"Bè? Non ci dai una mano?" gli urlò dietro una delle due suore.

Salvo nemmeno si girò, ma si mise a correre il più velocemente possibile, lasciando lì le suore con la loro macchina scassata e le loro brutte pietre polverose.

 
*************

 
Era stata dura, ma suor Elena cominciava ormai a pensare che stavano diventando esperte 'muratrici' lei e le sue compagne. Ed anche imbianchine e idrauliche e meccaniche e traslocatrici, all'occorrenza.

In ogni caso, la scala era venuta su proprio bene.

Certo, esteticamente parlando forse non era il massimo, ma, quantomeno, era utile allo scopo. Il dislivello dalla strada al campetto non era molto grande, ma era pur sempre fatto di terra, e con la terra era facile scivolare, anche se era asciutta. Invece così non c'era più pericolo, o almeno lo speravano.

Di sicuro i ragazzini del quartiere avevano apprezzato. C'era stata addirittura una bambina che aveva fatto loro i complimenti per il lavoro.

Salvo non aveva detto niente, invece, sempre con l’aria di chi è in lotta col mondo intero e guai a farsi scappare una parola. Ma piano piano suor Elena cominciava a capirlo. Sarebbe passato del tempo, e poi, un giorno, avrebbe iniziato a giocare su quella scala esattamente come gli altri bambini, ma solo quando loro, le suore, non potevano  vederlo.

Stava pensando giusto questo, quando arrivò con l'auto davanti al campetto.

Capì subito che c'era qualcosa che non andava, perchè non c'era anima viva, eppure era mattinata inoltrata.

Parcheggiò e vide arrivare anche suor Marilena, di corsa, dal palazzo.

Ecco.

Era successo.

Ovviamente.

Anzi, era strano che non fosse successo già prima, visto che le cose dovevano farle sempre due o tre volte prima di riuscire a farle accettare. Non era questione di cattiveria, era solo un modo per far capire loro che, in fondo, erano solo di passaggio.

C'era ancora molta gente che la pensava così, ma fortunatamente molta altra cominciava a pensare che forse otto anni non erano poi tanto 'di passaggio'. E loro stavano là già da otto anni.

"Hai visto?" chiese suor Marilena.

"Eh, ho visto sì" rispose lei, guardando con un sospiro tutta quella pietra fracassata che formava una specie di macchia strana sopra la terra chiara.

Evidentemente otto anni non erano ancora abbastanza per chi aveva fatto a pezzi la loro scala.

 

Continua...

 


postato da: patsan alle ore settembre 22, 2006 17:56 | link | commenti
categorie: story, sicilia, zen , palermo, ac
martedì, 12 settembre 2006

Telefonate


E' incredibile l'effetto che può avere una telefonata sul tuo umore...
Una telefonata inaspettata può gettarti nell'agitazione più totale, e poi un'altra riesce invece a calmarti, e a darti un pò di coraggio... Ma sì, in fondo, dai, basta non perdere di vista l'obbiettivo e darsi da fare.
E infine una terza, lunga, molto più lunga del previsto, ti lascia con la sensazione che, è vero, c'è ancora molto da lavorare, ma sei sulla buona strada e che, in fondo, da qualche parte, a circa sei ore di treno, c'è una persona molto in gamba che reputa te altrettanto in gamba e ti incita e ti sprona e ti dice che devi continuare così, che vuole sapere tutte le tue idee, perchè, davvero, non sono niente male.

E poi l'ansia... Ma sarò all'altezza delle aspettative?

Ok, confesso, sono di umore piuttosto instabile in questo periodo. E' che il tempo è poco, le cose da fare molte, e poi settembre mi fa sempre questo effetto, come se avessi bevuto una litrata di caffè ogni mattina...

Non è molto positivo mi sa, 'per i miei poveri nervi'...

postato da: patsan alle ore settembre 12, 2006 21:39 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, diary
venerdì, 08 settembre 2006

Viva gli sposi!


Matrimonio.
Domani un caro amico si sposa.
Naturalmente, andrò al suo matrimonio.

Il programma prevede un pre-incontro a casa sua e partenza tutti insieme alla volta del paesino (o cittadina, non so, non sono mai stata da quelle parti) per la cerimonia. La sospirata, tanto attesa cerimonia.
Lui, non vede l'ora di sposarsi. Lei la conosco meno, ma credo lo stesso.
Epperò...

Un matrimonio.
Due vite che si uniscono.
Per tutta la vita.

Cavoli!

Pensare di donarsi ad un'altra persona per tutto il resto della tua vita è inebriante, da un certo punto di vista, ma fa anche paura da matti.
Staranno morendo di paura, loro?

Eppure... non so. Fa paura, sì, ma in fondo... rilassa. Sì, ecco, rilassa.
In un certo senso sa di ritorno a casa.
Atteso.
Cercato.
Trovato.
La famosa mezza mela di cui tutti sono alla ricerca.
La famosa metà che tutti aspettano.

Non lo so. Ma ho la sensazione che dove uno vede catene vi sia vera libertà.
Non costrizioni, non doveri, ma casa.

Ricercata, agognata casa.

...
...
...

Non so, resto pensierosa, ma intanto, tanti auguri agli sposi.  ^_^

postato da: patsan alle ore settembre 08, 2006 20:05 | link | commenti (1)
categorie: pensieri, diary
giovedì, 31 agosto 2006


Sorrisi tirati.
Abbracci forti, da restare senza fiato.
Occhi arrossati e molte lacrime.
La chiesa affollata.
Forse trenta tra sacerdoti e ministranti.
Molti occhiali scuri.
Respiro difficile, quando entra la bara, respiro pesante quando termina tutto.

Se n'è andata davvero. E' successo davvero.
Non la vedremo più.

E nonostante tutto si continua a parlare, si continua a pensare, si continua ad organizzare.
D'accordo, sì, ma oggi al bar, era tangibile. Mancava qualcuno.
E ieri lo stesso. Un posto vuoto non c'è, ma si sente nell'aria.

Il mio insegnamento l'ho già tratto, ma mi manca la voglia di fare facile moralismo...

postato da: patsan alle ore agosto 31, 2006 17:47 | link | commenti
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martedì, 29 agosto 2006

Non è giusto

Avrei voluto che l'occasione per scrivere questo post non si fosse mai presentata.
Ma, come accade spesso, le cose che non vuoi, purtroppo, si realizzano lo stesso, a dispetto di te.
Non so nemmeno se è giusto pubblicare queste parole, ma non riesco a tenermele dentro. Ci ho provato stamattina, ma non ci riesco.
Sarà colpa dell'era della comunicazione...

_________________________


"L. non ce l'ha fatta"

Cominciava così il messaggio che ho riceuto questa mattina, appena acceso il cellulare.
No.
La mia prima reazione.
No.
Ma poi... poi ho letto la parola "funerale", e allora tutto è tornato al suo posto.

L., occhi grandi e mani ben curate, sorriso e attenzione, non ce l'ha fatta.

E mi dispiace.
Mi dispiace terribilmente.
E mi sento in colpa.
Perchè l'ammiravo, e non gliel'ho mai detto, perchè anche se su tante cose non la pensavamo allo stesso modo, anche se non mi erano gradite tutte le sue uscite, aveva sempre il sorriso sulle labbra. In tanti anni che ci siamo frequentate, che abbiamo lavorato assieme, non l'ho mai vista arrabbiarsi o esser triste. Aveva la Speranza che la sosteneva, nonostante tutto, ed anche per questo l'ammiravo.
Ed era in gamba.
E non è giusto.
Non ha fatto nemmeno in tempo a godersi il matrimonio.

Due mesi. Se n'è andata in due mesi.
Forse meno.
E mi viene da pensare che tutte le pregiere, centinaia, migliaia, sono state inutili. Non lo so Signore, ma continua a sembrarmi così ingiusto... E' come un senso di sconfitta e impotenza.

Cosa posso fare?

Davvero, non è giusto.
E il dolore che lascia?
Saranno in tanti a star male, male in profondità, lo fanno già, l'hanno fatto per due mesi. Penso subito a sua sorella, amica molto tempo fa, che ormai non vedo da un pezzo, lei che è così dolce e ostenta debolezza.
La loro famiglia, il marito innamorato, i collaboratori e amici di tanti anni di servizio entusiasta e a volte difficile.

Cosa faccio?

Non è giusto.

Quel che è peggio è che ora non posso far altro che tornare ai miei libri e cercare di non pensare, mentre resto in attesa di un altro brutto messaggio e ricomincio a pregare.
Per loro.
Per lei.
Anche un pò per me, da brava egoista.

postato da: patsan alle ore agosto 29, 2006 10:25 | link | commenti (1)
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